Capitalismo

15 novembre 2009

Ieri sera ho visto Capitalism: a love story, il nuovo documentario di Michael Moore.
Il regista analizza i fatti occorsi negli ultimi 50 anni in America – l’ascesa di una classe politica spregiudicata, il connubio tra potere e ricchezza, l’accumularsi dei capitali nelle mani dell’1% della popolazione – e ne osserva le conseguenze disastrose sulla società e l’economia.
Il sogno americano ha lasciato il posto all’incubo del pignoramento delle case e dei licenziamenti; le grosse aziende stipulano surrentiziamente polizze assicurative sulla vita dei propri dipendenti, guadagnando milioni dai loro decessi; ragazzini colpevoli soltanto di essersi accapigliati tra loro vengono condannati da un giudice colluso, per fare gonfiare i bilanci delle strutture di recupero.
Cosa sta succedendo alla società americana? Perché la ricchezza è accumulata nelle mani di pochi e non distribuita equamente? Perché non viene garantita a tutti la possibilità di avere un lavoro e un giusto salario?
Alla fine del film, in sala è partito un applauso spontaneo.


Stage per giovani menti frizzanti

13 settembre 2009

Se avessi dieci anni di meno, andrei subito a fare uno stage qui.


Il corpo delle donne

30 agosto 2009

Oggi, con imperdonabile ritardo, ho guardato il documentario “Il corpo delle donne”, cosa che mi ero ripromessa di fare almeno mille anni fa.
Questa è la dimostrazione di come sia possibile realizzare un bel documentario anche con pochi soldini, se sostenuti da buone idee.
Io a volte ho dovuto distogliere lo sguardo, perché in alcuni punti la vergogna che ho provato era insostenibile.


Soli da morire

12 aprile 2009

Ieri sera ho visto un film molto intenso e delicato: “Lars e una ragazza tutta sua”. Se avete intenzione di guardarlo non leggete questo post, perché sto per rovinarvi il gusto della sorpresa.
Il film è uscito nelle sale questo inverno, presentato e montato nel trailer come una commediola intrigante.
Naturalmente è tutt’altro.
Lars è un ragazzo solitario e incapace di avere un contatto fisico e sentimentale con le persone, che cerca di tenere sempre a distanza di sicurezza. Nessuno fa caso a questa sua difficoltà di relazione, tranne la moglie del fratello, che vorrebbe aiutarlo, coinvolgendolo e facendolo sentire accolto e accettato.
Quando Lars presenta la sua ragazza Bianca ai famigliari, il problema del ragazzo diventa evidente: Bianca è una bambola di plastica.
La dottoressa del villaggio spiega ai famigliari di Lars che l’arrivo di Bianca non è un male: Lars è in un momento di disagio psico-fisico e la distorsione della realtà che ha messo in atto è un modo per superare questo disagio.
La famiglia di Lars decide di aiutarlo nel percorso di crescita coivolgendo anche il resto del paese, che risponde in modo solidale e attivo.
Ho trovato molto delicato il modo in cui viene presentata la distorsione della realtà, come risposta ad un disagio mentale profondo, come risorsa messa in atto dall’uomo per superare la crisi. Molto interessante anche come viene messa in scena la reazione della società al “malato”: nella nostra società si reagisce con lo stigma, nella società della finzione si attua un comportamento di accoglienza e accettazione.
Se mai vi siete sentiti soli da morire, guardatevi questo film.


Libri viventi

22 marzo 2009

Vi piacerebbe vedere un libro, stringergli la mano e ascoltare che cosa ha da raccontarvi? Ieri avreste potuto farlo.
Il comune di Mirandola (MO), insieme ad una serie di associazioni cittadine, sabato ha organizzato una biblioteca vivente in piazza. Se foste andati a fare una vasca in centro, come si fa da queste parti, avreste quindi potuto incontrare donne in chador, emigrati romeni, ex preti, gay, metallari infagottati in una casacca gialla con su scritto “Libro”.
I Libri viventi erano sugli scaffali a disposizione degli utenti, che potevano consultarli, ascoltare le loro storie e scoprire che le differenze tra le culture e le scelte di vita non ci rendono poi così distanti gli uni dagli altri.
L’iniziativa mirandolese si ispira a una esperienza svolta in una cittadina svedese, allo scopo di abbattere i pregiudizi nei confronti del “diverso”.
L’idea di creare un’occasione di incontro e di confronto tra persone che altrimenti non riuscirebbero a trovare momenti di scambio, mi pare francamente geniale. Da una parte, infatti, ci si può avvicinare al “diverso” e interrogarlo in un contesto rassicurante e autorizzato; dall’altra parte, il “diverso”, attraverso il meccanismo della narrazione di sè, può accrescere la propria consapevolezza e scoprire nuovi aspetti della propria storia.


Hard Rock!

14 gennaio 2009

A Venezia sta per aprire un ristorante della catena Hard Rock Cafè. Tuttavia, i lavori di allestimento delle sale del ristorante stanno richiedendo più tempo del previsto, mentre le assunzioni del personale sono già state effettuate.
Hard Rock Café ha quindi deciso di impiegare i 25 ragazzi già assunti e stipendiati per attività socialmente utili. E così camerieri, cuochi e maestranze, nelle tipiche livree gialle e nere, si sono ritrovati a prestare servizio nelle mense dei poveri e degli homeless di Venezia.
Quando si parla di responsabilità sociale di impresa.


Tifosi violenti

7 ottobre 2008

Voglio sposare tutti quelli che hanno ideato la campagna di comunicazione “Tifosi violenti, vigliacchi all’ultimo stadio” promossa dal Ministero degli Interni. Mi pare davvero incisiva, perché usa esattamente il linguaggio delle persone a cui si vuole rivolgere e prende come modello di virtù proprio quel mondo del calcio in nome del quale tanti tifosi si comportano da decerebrati.