Libri viventi

Vi piacerebbe vedere un libro, stringergli la mano e ascoltare che cosa ha da raccontarvi? Ieri avreste potuto farlo.
Il comune di Mirandola (MO), insieme ad una serie di associazioni cittadine, sabato ha organizzato una biblioteca vivente in piazza. Se foste andati a fare una vasca in centro, come si fa da queste parti, avreste quindi potuto incontrare donne in chador, emigrati romeni, ex preti, gay, metallari infagottati in una casacca gialla con su scritto “Libro”.
I Libri viventi erano sugli scaffali a disposizione degli utenti, che potevano consultarli, ascoltare le loro storie e scoprire che le differenze tra le culture e le scelte di vita non ci rendono poi così distanti gli uni dagli altri.
L’iniziativa mirandolese si ispira a una esperienza svolta in una cittadina svedese, allo scopo di abbattere i pregiudizi nei confronti del “diverso”.
L’idea di creare un’occasione di incontro e di confronto tra persone che altrimenti non riuscirebbero a trovare momenti di scambio, mi pare francamente geniale. Da una parte, infatti, ci si può avvicinare al “diverso” e interrogarlo in un contesto rassicurante e autorizzato; dall’altra parte, il “diverso”, attraverso il meccanismo della narrazione di sè, può accrescere la propria consapevolezza e scoprire nuovi aspetti della propria storia.

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