“Faccialibro” non mi avrà

22 settembre 2008

Ieri mi sono iscritta a Facebook, perché volevo vedere com’era, dato che ero l’unica a non saperlo. Facebook è un social network (c’è scritto in prima pagina), in pratica una comunità di gente che conosce altra gente che conosce altra gente che conosce altra gente all’infinito. Potenzialmente se conosco tre persone che a loro volta conoscono altre tre persone in poche mosse posso ritrovarmi al cellulare con Dio. Qualcuno, infatti, sarà suo amico e me lo presenterà.
Su Facebook ognuno ho la possibilità di dire qualcosa di sè stesso: cosa sta facendo adesso, qual è il suo lavoro, che musica ascolta, dove ha studiato eccetera. Poi si possono inserire album di foto e video, lasciare commenti sui profili degli altri e fare tutta una serie di altre cose che non avrò mai la pazianza di imparare.  
Quando, spulciando tra gli amici degli altri, si incontra una persona che si conosce, le si manda una richiesta di amicizia, che la persona può accettare o rifiutare. Nel momento in cui si accetta un amico, si può anche consultarne il profilo, venendo quindi a conoscenza di fatti riservatissimi tipo dove è stato in vacanza o come si chiama il suo animale domestico. Ma soprattutto si viene in contatto con tutti gli altri suoi amici. Ed è così che si crea la rete, che si scopre che quell’amico ha pessimi gusti in fatto di amicizia (conosce persone tremende!), che nascono storie d’amore, che si trova lavoro (lo dicono i sociologi), che si inventano leggende metropolitane. 
Una delle cose che più mi ha colpito di Facebook, a parte la complessità, è la sezione delle notizie. Ogni volta che una persona fa qualsiasi cosa, ne viene data notizia sul suo profilo. Tipo, ieri io ho accudito la gatta. Ho anche stretto amicizia con un paio di persone: da prima pagina del Corriere.
Di seguito, alcuni dei motivi per cui non mi affezionerò a “faccialibro”:
– per comunicare preferisco la posta elettronica
– quando il numero delle alternative aumenta in maniera esponenziale, io solitamente esco (di testa) e cerco un posto dove mi siano date due o tre opzioni al massimo
– non voglio condividere le mie foto (mi vergogno), al massimo posso condividere i miei libri
– ho passato gli ultimi dieci anni cercando di fare perdere le mie tracce ai miei ex compagni di classe.

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Potere della sintesi

21 settembre 2008

La sintesi, la semplicità e la chiarezza sono il mio credo, nel lavoro e nella vita. Sono prolissa soltanto quando mi fanno arrabbiare e voglio confondere gli interlocutori: allora ci do dentro con i tecnicismi, le subordinate e l’aggettivazione doppia e tripla, possibilmente usata all’inglese, prima del nome, così da essere proprio oscura e cacofonica al massimo. 
Tuttavia devo ammettere che mi trovo più frequentemente in condizione di quiete emotiva e allora quello che posso dire in poche parole chiare, lo dico. 
Uno dei miei esercizi preferiti è prendere un testo lungo e ridurlo a poche frasi o parole. Cercando di andare all’osso scopro sempre qualcosa di nuovo sul testo che sto costruendo, sulle parti davvero essenziali e su quelle puramente formali, che si possono escludere. A volte scopro che il nucleo del testo a cui sto lavorando non è l’informazione di per sè, ma è l’appello al lettore. Altre volte scopro che stavo cercando di abbindolare il lettore o di confonderlo o di fargli pensare che scrivo veramente bene.
Nei miei percorsi di lettura più stimolanti (Vanity Fair) ho trovato citata Six-Word Memoirs By Writers Famous And Obscure, una raccolta di autobiografie in sei parole. L’idea mi è piaciuta molto e, dopo una navigatina, l’ho trovata riproposta dal programma radiofonico Condor. Queste autobiografie degli ascoltatori di Condor sono davvero divertenti:
http://condor.blog.rai.it/2008/02/20/le-vostre-autobiografie-in-sei-parole-2/

Ecco dunque anche la mia autobiografia in sei parole:

“Malinconica salvata dal senso dell’umorismo”


Sulla scuola

13 settembre 2008

Qualche giorno fa ho scoperto che la scuola a tempo pieno è stata inventata dalle mie parti, e cioè a Spilamberto (MO). Fu il preside di una scuola elementare a proporre che i bimbi potessero rimanere a scuola per più tempo. In questo modo si voleva fornire un supporto ai genitori che lavoravano, ma soprattutto permettere ai figli delle classi più povere di ricevere una istruzione di alto livello.
Negli anni ’60, infatti, soltanto i bimbi nati nelle famiglie più ricche potevano avere una buona formazione, e questo creava un divario ancora maggiore tra i ceti. L’introduzione della scuola a tempo pieno è nata proprio per cercare di porre rimedio a questa diseguaglianza, di cui i bambini non avevano colpa.
Tutto questo l’ho ascoltato in una intervista all’allora sindaco di Spilamberto, che aveva condiviso l’idea del tempo pieno scolastico e l’aveva realizzata nel suo paese. L’ex sindaco, nell’intervista, si commuoveva fino alle lacrime al pensiero di quei bambini che oggi rimarranno senza una istruzione adeguata e saranno nuovamente vittime innocenti della diseguaglianza sociale. Ognuno tragga le conclusioni che desidera.


Luca Bottura ai lov iu

13 settembre 2008

La tivù ci martella per una settimana con la minaccia del buco nero causato dal CERN di Ginevra (tra l’altro, essere distrutti dagli Svizzeri è veramente una assurdità), mentre non ci dicono un accidente su quintilioni di altre notizie ben più rilevanti (cosa sta succedendo in Russia?) semplicemente perché a nessuno interessa che ne veniamo a conoscenza.
La radio, invece, è sempre più votata al cazzeggio e alla superficialità (scusate per la parola “superficialità”), ci propone programmi senza capo nè coda condotti da speaker che non usano i congiuntivi, che commentano notizie di seconda mano e che schiamazzano sulle canzoni (eresia!).
Tutta questa prosopopea per dire che in mezzo al panorama desolante di cui sopra spicca un gioiellino: Lateral, la rassegna stampa alternativa di Luca Bottura, in onda tutti i giorni dalle 8.20 circa alle 9 su Radio Capital. Luca Bottura, ex giornalista di Cuore, è politicamente scorretto, è dissacrante al massimo, non si prende troppo sul serio e a volte è anche un po’ toccante. Inoltre, lui e la sua redazione scelgono sempre ottima musica. 
Alcuni appuntamenti imprescindibili di Lateral: l’illustrazione vocale della vignetta di Forattini, al venerdì; la lettura delle poesie che Bondi scrive su Vanity Fair e il commento alla rubrica di Carlo Rossella. Non perdetevelo.