Aperto per ristrutturazione

“Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un’enciclopedia cinese che s’intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in:
(a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.”

J. L. Borges, che ha scritto questo testo, era un maledetto genio. Di suo non sono mai riuscita a leggere nulla, perché ho il cervello troppo piccolo. In compenso sono incappata in questa citazione, mentre leggevo un saggio sull’architettura dell’informazione (saggio gentilmente scritto la L. Rosati).
Questa tassonomia impossibile mi ha strappato una risata panciuta e mi ha fatta ripensare all’annosa questione delle classificazioni.
Una delle capacità fondamentali dell’intelligenza umana è proprio quella di classificare. E’ dalla nostra capacità di classificare che nasce il linguaggio, ovvero l’idea di chiamare “cane” tutti quegli esseri animaleschi, pelosi, con quattro zampe, che fanno bau. Chiamare qualcosa “cane” significa collocarlo nella categoria “cane”.
La tassonomia di Borges è straniante perché ci pone di fronte a una categorizzazione irrazionale per noi occidentali. Infatti è una categorizzazione che non tiene conto di qualità oggettivamente rilevabili e replicabili di un animale, ma di qualità soggettive, temporanee, dipendenti dal contesto.
Eppure, questa tassonomia impossibile può non essere così impossibile, a ben guardare. Chi ci vieta, infatti, di pensare il mondo animale con l’aiuto di queste classi? Il buon senso, forse, o la voglia di comunicare ed essere compresi, certo.
Però è innegabile che qualcuno, magari appartenente a un’altra cultura, dove tutti gli animali “s’agitano come pazzi”, potrebbe trovare questa classificazione utile e funzionale.
Forse, quando ci accingiamo ad interpretare il mondo appoggiandogli sopra il nostro schema di classificazione e pensando che è l’unico possibile, dovremmo fermarci un momento, fare un bel respiro e provare a ristrutturare il nostro pensiero, per essere più aperti, liberi e capaci di goderci anche gli animali “che da lontano sembrano mosche”.

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