Potere della sintesi

La sintesi, la semplicità e la chiarezza sono il mio credo, nel lavoro e nella vita. Sono prolissa soltanto quando mi fanno arrabbiare e voglio confondere gli interlocutori: allora ci do dentro con i tecnicismi, le subordinate e l’aggettivazione doppia e tripla, possibilmente usata all’inglese, prima del nome, così da essere proprio oscura e cacofonica al massimo. 
Tuttavia devo ammettere che mi trovo più frequentemente in condizione di quiete emotiva e allora quello che posso dire in poche parole chiare, lo dico. 
Uno dei miei esercizi preferiti è prendere un testo lungo e ridurlo a poche frasi o parole. Cercando di andare all’osso scopro sempre qualcosa di nuovo sul testo che sto costruendo, sulle parti davvero essenziali e su quelle puramente formali, che si possono escludere. A volte scopro che il nucleo del testo a cui sto lavorando non è l’informazione di per sè, ma è l’appello al lettore. Altre volte scopro che stavo cercando di abbindolare il lettore o di confonderlo o di fargli pensare che scrivo veramente bene.
Nei miei percorsi di lettura più stimolanti (Vanity Fair) ho trovato citata Six-Word Memoirs By Writers Famous And Obscure, una raccolta di autobiografie in sei parole. L’idea mi è piaciuta molto e, dopo una navigatina, l’ho trovata riproposta dal programma radiofonico Condor. Queste autobiografie degli ascoltatori di Condor sono davvero divertenti:
http://condor.blog.rai.it/2008/02/20/le-vostre-autobiografie-in-sei-parole-2/

Ecco dunque anche la mia autobiografia in sei parole:

“Malinconica salvata dal senso dell’umorismo”

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